La resa dell’incertezza

“L’incertezza è una margherita i cui petali non si finiscono mai di sfogliare” M.V. Llosa

Ci sono eventi che ci pongono di fronte ad una profonda incertezza sul nostro futuro.

Una diagnosi oncologica confonde la nostra progettualità, non solo per la malattia in sé, ma per l’iter terapeutico che richiede un tempo prolungato e tutte le energie necessarie a rispondere nel migliore dei modi.

Come già detto nei precedenti articoli, non è necessario, auspicabile, né tantomeno realistico evitare le emozioni negative che possiamo provare in tale situazione. La cosa fondamentale è che queste emozioni non occupino tutto lo spazio delle nostre giornate, tanto da attivare una risposta di stress cronico e fiaccare ulteriormente l’organismo.

Gli antichi filosofi che praticavano lo Stoicismo puntavano al controllo del caos.

Oggi piuttosto che la parola controllo useremmo il termine gestione del caos. Di fronte all’incertezza, alla paura e allo scombussolamento della nostra vita quotidiana, l’obiettivo è quello di riuscire a gestire il caos generato dal cambiamento nello stato di salute e dall’incertezza che ne consegue.

Non serve diventare Stoici, prendiamo solo spunto dalla loro concezione di poter gestire il caos e traduciamolo in termini neuroscientifici per arrivare poi alla parte pratica.

Alcune zone profonde del nostro cervello si attivano di fronte alla percezione del pericolo con tutto ciò che ne consegue a livello fisiologico, a prescindere dal fatto che il pericolo sia reale o meno.

A cosa ci serve questa informazione se una malattia seria viene percepita comunque come un pericolo?

La cosa che fa la differenza è quella parola in grassetto, la percezione.

Non è la percezione del pericolo che si sta vivendo che possiamo cambiare direttamente, sarebbe un po’ come raccontarsi una bella storia a cui la parte più profonda di noi non crede.

La percezione su cui possiamo intervenire è quella di cosa fare per affrontare quel pericolo, cioè come poter pensare di gestire il caos in cui si è piombati.

Il nostro corpo funziona tramite feedback a doppia via, ossia informazioni che provengono dall’interno e orientano il nostro organismo e il nostro comportamento verso l’esterno e viceversa, cioè informazioni che provengono dall’esterno e dal comportamento e modificano l’interno.

E’ questa seconda via che ci interessa, cioè adottare dei comportamenti semplici per modificare e acquietare l’organismo in subbuglio.

Questo vuol dire che noi continuiamo a pensare al problema, ma dedichiamo volontariamente parte della nostra attenzione ad altro, attivando altre aree cerebrali, cioè quelle corticali, oltre quelle profonde deputate alle emozioni.

Pochi anni fa è stata condotta una ricerca scientifica su un gruppo di musicisti per valutare i cambiamenti che avvengono in alcune aree cerebrali quando compiamo determinate azioni.

Ad un gruppo di pianisti è stato chiesto di esercitarsi al pianoforte su una sinfonia per dieci giorni, mentre ad un altro gruppo di musicisti è stato detto di esercitarsi sulla stessa sinfonia, per lo stesso tempo, ma solo a livello immaginativo, senza suonare realmente il pianoforte.

I risultati presentavano modifiche in alcune aree cerebrali per entrambi i gruppi.

Le stesse modifiche cerebrali ottenute dal gruppo che si era esercitato al pianoforte dunque, erano state ottenute dai pianisti che si erano esercitati solo a livello immaginativo.

Questa preziosissima informazione ci dice molto sul funzionamento del nostro cervello e di tutto l’organismo, oltre al potere dell’immaginazione o per dirla in termini più tecnici della visualizzazione.

Questa ricerca ci dimostra inoltre che avere una maggiore conoscenza di come funziona il nostro sistema corpo-mente ci permette di muoverci nella giusta direzione per attivare comportamenti “benefici” e imboccare la strada del recupero della salute.

ESERCIZIO: a differenza dei precedenti articoli in questo non viene proposto un singolo esercizio, ma più comportamenti in grado di attivare le aree cerebrali che ci interessano. Questo non vuol dire che fare una volta o poche volte le cose suggerite possa bastare, l’obiettivo di questi articoli ed esercizi è di stilare un programma da seguire in maniera costante.

Tra le cose proposte potete sceglierne una che più vi piace o tutte e dedicare a questa attività almeno mezz’ora al giorno.

  • Camminare (a questo dedicheremo un articolo a parte) qualora lo stato di salute lo permetta.
  • Fare un puzzle.
  • Fare cruciverba, sudoku, rebus (in forma cartacea e non attraverso dispositivi quali pc, cellulari).
  • Fare giochi matematici.
  • Giocare a Shangai/Mikado (se l’attività motoria fine non è compromessa).
  • Disegnare o dipingere.
  • Riparare oggetti.
  • Suonare uno strumento musicale o imparare a suonare uno strumento musicale.
Non  fanno  parte  di  questa  classe  di  esercizi  l’ascoltare  musica,  guardare  film  o  attività  definite passive perché seppur benefiche non hanno la stessa capacità di attivare le aree cerebrali di cui si è parlato.

N.B. Questi articoli richiedono un certo grado di generalizzazione, è quindi opportuno prima di praticare alcune delle attività sopra elencate chiedere al proprio medico o fisioterapista quali possono essere praticate senza danni.

Per info e approfondimenti dott.ssa S. Alfaniinfo@aiscup.it

Cibo e salute

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2021-02-12T12:32:06+01:00